Cenni storici sull’implantologia

All’inizio degli anni ’60  il Branemark, dell’università di Goteborg sviluppo un impianto il cui uso clinico si basava su un diretto ancoraggio all’osso, la cosiddetta osteointegrazione.
Al tale epoca non era un fenomeno accettato. La comunità scientifica non si convinse delle sue potenzialità. Forse perché mancava  una corretta metodologia sperimentale.
A metà degli anni ’70 il Schroeder usò nuove tecniche sperimentali e provò un contatto diretto dell’osso all’impianto.
Nel 1981 il Albrektsson dimostrò la necessità di requisiti per potere garantire all’impianto una buona osteointegrazione e precisamente: biocompatibilità, forma e superficie dell’impianto, stato del sito implantare, tecnica chirurgica e condizioni di carico.
L’integrazione ossea alla quale una volta si guardava con scetticismo viene oggi considerata  una primitiva forma di reazione da corpo esterno nei confronti di un materiale impiantato.
Nel 1991  Johansson dimostrò che la risposta ossea varia  quantitativamente a seconda del biomateriale e della ruvidezza della sua superficie.


Cos’è l’implantologia?

L’implantologia consiste nell’inserimento nell’osso del mascellare o della mandibolare di viti in titanio che, una volta osteointegrati, possono supportare un dente artificiale idoneo a svolgere la sua funzione. Con l'avvento dell' implantologia non è stato più necessario coinvolgere denti integri per sostituire denti mancanti, né applicare dentiere o manufatti mobili.


Cos’è l’osteointegrazione?

Rappresenta una connessione diretta tra l’osso e l’impianto senza strati di tessuto molle interposti.
E’ un processo  grazie al quale si ottiene, e si mantiene, nell’osso una fissazione rigida , clinicamente asintomatica, di materiale alloplastico durante il carico funzionale.
Sostanzialmente  durante  le prime settimane dopo l’inserimento, gli impianti non sono molto stabili e che per evitare sovraccarico il carico dovrebbe essere rimandato di alcuni mesi.
Può soprattutto variare da osso a osso e da zona a zona.


Da quando sono internazionalmente accettati gli impianti?

Dalla conferenza internazionale di Toronto del 1982 in cui gli organizzatori ottennero gli stessi risultati positivi ottenuti in Svezia.


Cos’è la mucosa perimplantare?

L’attacco tra la mucosa e un impianto in titanio comprende un epitelio giunzionale, alto circa 2mm, e una zona di tessuto connettivo alto 1 mm.
Questo attacco serve allo scopo di proteggere la zona di osteointegrazione dalla placca e dalla cavità orale.


Trattamento implantare

Basandosi su dati clinici  e radiografici  raccolti il dentista comunica  al paziente il trattamento ottimale e si pianifica il trattamento. Per creare una funzione masticatoria ottimale e salvaguardare l’estetica  devono essere individuati :la posizione migliore e la direzione ideale, il numero e il tipo di impianti da inserire. Si può anche eseguire una ceratura  diagnostica per mostrare al paziente l’effetto presunto. Basandosi sulla ceratura si può preparare una dima chirurgica per inserire correttamente gli impianti.
Dopo avere ottenuto il consenso dal paziente si procede con l’intervento per inserire gli impianti nella cavità orale. A questo punto l’intervento sarà assolutamente semplice, rapido e indolore.


Fasi dell’intervento di posizionamento degli impianti:
In anestesia locale
Si incide il lembo, non sempre
Si prepara e si fresa l’osso che dovrà accettare l’impianto
Si inserisce l’impianto avvitandolo nell’osso
Se è stato eseguito il lembo si sutura


Protesizzazione degli impianti

Normalmente si attendono tre mesi prima di procedere alla protesizzazione.
Si procede con la rilevazione delle impronte, che vendono inviate al laboratorio odontotecnico. Il quale ci fornirà un abutment o perno moncone che vene avvitato all’impianto osteointegato nell’osseo alveolare. Sul perno moncone viene cementato una corona provvisoria diagnostica. In conclusione si cementa una corna definitiva che può essere metallo ceramica o zirconio ceramica.

Si possono eseguire impianti per riabilitare protesicamente un singolo elemento dentale , si possono costruire ponti di parte di arcata dentale o realizzare protesi totali avvitate agli impianti riabilitando un’intera arcata dentale.

Applicando questa pratica  sempre più evoluta e affinata,  e adottando tecniche non più invasive, come in passato, si soddisfano i  bisogni dei pazienti che sono sempre più informati ed esigenti, con la certezza di un risultato perfetto. Fino a pochi anni fa, avere denti fissi, sembrava un sogno, oggi è una realtà a  cui  chiunque può accedere, traendone grande soddisfazione anche per la sua semplice esecuzione e in tempi relativamente brevi.


Quanto tempo passa tra l’estrazione del dente è l’inserzione di un impianto e tra questo e la protesi?

Dopo l’estrazione di un elemento dentale, generalmente devono intercorrere due mesi prima di potere effettuare un impianto. In alcuni casi si può procedere immediatamente dopo l’estrazione. Con questa tecnica si riducono le fasi chirurgiche ad un solo passaggio. E se le condizioni lo consentono si può realizzare la corona provvisoria seduta stante.


Come è fatto un impianto dentale?

Sono costruiti in titanio, che trova impiego in chirurgia per la sua neutralità biologica che ne assicura l’accettazione dell’ organismo. La loro superficie è trattata in modo da esaltare la possibilità di osteointegrazione. Non esiste rigetto in quanto non vi è reazione immunologica . Gli impianti dentali sono prodotti in conformità alla legge europea e sono forniti di certificato di garanzia per il paziente. Sono disponibili di diversa lunghezza e diametro per potersi meglio adattare alle differenti configurazioni dell’osso.

 
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